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Nessuno sa con precisione quante persone siano morte tentando di scalare l’Everest, però si stima che attualmente sulla montagna più alta del mondo ci siano almeno duecento corpi senza vita. I resti di coloro che muoiono nel tentativo di raggiungere la vetta, infatti, raramente sono rimossi e seppelliti, a causa dell’altezza e delle estreme condizioni atmosferiche, perché andarli a prendere implicherebbe costi altissimi e metterebbe a rischio altre vite umane. Il risultato è che l’Everest è pieno di cadaveri, alcuni dei quali ben conservati, sempre a causa delle basse temperature. Ne ha scritto, recentemente, la science writer Rachel Nuwer sul sito dello Smithsonian, notando che, per strano che possa sembrare, in alcuni casi questi resti umani sono divenuti punti di riferimento per gli altri escursionisti. Nuwer si sofferma sul caso famoso di “Green Boots”, morto assiderato negli anni Novanta, i cui resti sono stati per circa due decenni una sorta di pietra miliare per gli altri scalatori. Green Boots (il soprannome deriva dal fatto che indossava degli scarponi verdi) probabilmente era l’indiano Tsewang Paljor, scomparso sull’Everest durante una tempesta del 1996: trovò rifugio in una caverna, ma non riuscì a salvarsi. Visto che la grotta si trova in un punto di passaggio relativamente frequentato dagli escursionisti, il suo corpo è stato visto (e fotografato) da molte persone, fino al 2014, quando è stato rimosso. Gli altri scalatori hanno soprannominato il luogo “la caverna di Green Boots”.: Miti Da Sfatare I cadaveri sul monte Everest vengono usati come punti di riferimento dagli scalatori Fonte: Rivistastudio.it Nessuno sa con precisione quante persone siano morte tentando di scalare l’Everest, però si stima che attualmente sulla montagna più alta del mondo ci siano almeno duecento corpi senza vita. I resti di coloro che muoiono nel tentativo di raggiungere la vetta, infatti, raramente sono rimossi e seppelliti, a causa dell’altezza e delle estreme condizioni atmosferiche, perché andarli a prendere implicherebbe costi altissimi e metterebbe a rischio altre vite umane. Il risultato è che l’Everest è pieno di cadaveri, alcuni dei quali ben conservati, sempre a causa delle basse temperature. Ne ha scritto, recentemente, la science writer Rachel Nuwer sul sito dello Smithsonian, notando che, per strano che possa sembrare, in alcuni casi questi resti umani sono divenuti punti di riferimento per gli altri escursionisti. Nuwer si sofferma sul caso famoso di “Green Boots”, morto assiderato negli anni Novanta, i cui resti sono stati per circa due decenni una sorta di pietra miliare per gli altri scalatori. Green Boots (il soprannome deriva dal fatto che indossava degli scarponi verdi) probabilmente era l’indiano Tsewang Paljor, scomparso sull’Everest durante una tempesta del 1996: trovò rifugio in una caverna, ma non riuscì a salvarsi. Visto che la grotta si trova in un punto di passaggio relativamente frequentato dagli escursionisti, il suo corpo è stato visto (e fotografato) da molte persone, fino al 2014, quando è stato rimosso. Gli altri scalatori hanno soprannominato il luogo “la caverna di Green Boots”.

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UN DONATORE SPECIALE All’età di 13 anni James Harrison si sottopose ad un’operazione chirurgica che lo vide sottoporsi a numerose trasfusioni di sangue per un totale di 13 litri. Da quell’evento, si impegnò a diventare un donatore di sangue, per poter contraccambiare la sua opportunità di sopravvivere. È così che in 56 anni, è riuscito a effettuare circa 1000 donazioni di sangue, detenendo il record australiano del maggior numero di donazioni. Inoltre James Harrison ha un dono, il suo sangue ha la particolarità di contrastare gli antigeni del gruppo D, caratteristici del sangue con Rh negativo. Grazie a ciò, ha potuto salvare la vita a più di due milioni di bambini affetti da Eritroblastosi fetale, una malattia mortale per i feti nel grembo caratterizzata da un diverso Rh tra la madre e il feto. Per conoscere sempre qualcosa di nuovo : 👉🏻www.thedifferentgroup.com Tagga un tuo amico ! 📚 jamesharrison sangue donazione divulgazione curiosità different bedifferent: it WASTE MEDICINA l sangue di James Harrison contiene anticorpi insolitamente forti contro l'antigene del gruppo D. Quest"uomo con il sangue d'oro" ha fatto più di 1000 donazioni di sangue, impedendo a più di due milioni di bambini non nati di contrarre la Eritroblastosi fetale, mortale per i feti nel grembo. thedifferentgroup.com Fonte: Australian of the Year Awards UN DONATORE SPECIALE All’età di 13 anni James Harrison si sottopose ad un’operazione chirurgica che lo vide sottoporsi a numerose trasfusioni di sangue per un totale di 13 litri. Da quell’evento, si impegnò a diventare un donatore di sangue, per poter contraccambiare la sua opportunità di sopravvivere. È così che in 56 anni, è riuscito a effettuare circa 1000 donazioni di sangue, detenendo il record australiano del maggior numero di donazioni. Inoltre James Harrison ha un dono, il suo sangue ha la particolarità di contrastare gli antigeni del gruppo D, caratteristici del sangue con Rh negativo. Grazie a ciò, ha potuto salvare la vita a più di due milioni di bambini affetti da Eritroblastosi fetale, una malattia mortale per i feti nel grembo caratterizzata da un diverso Rh tra la madre e il feto. Per conoscere sempre qualcosa di nuovo : 👉🏻www.thedifferentgroup.com Tagga un tuo amico ! 📚 jamesharrison sangue donazione divulgazione curiosità different bedifferent

UN DONATORE SPECIALE All’età di 13 anni James Harrison si sottopose ad un’operazione chirurgica che lo vide sottoporsi a numerose trasfus...

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UN’AMICIZIA PROFONDA Tra l’uomo e il cane vi è un legame indissolubile che dura da millenni, dato da una addomesticazione continua nel tempo. Questa non solo ha indotto i cani ad adattarsi alla vita con l’uomo, ma anche ad imparare a comprenderlo sempre meglio. Ma questo non è tutto, il legame tra e due razze è ben più profondo. Infatti, uno studio ha mostrato la possibilità di un’evoluzione parallela tra la razza umana e i cani, dimostrando che esistono aree vocali nei cani molto simili alle aree vocali temporali nell'uomo. Inoltre cani e umani stimolati vocalmente con gli stessi suoni, in modo tale da individuare le regioni corticali sensibili alla voce, hanno avuto risposte cerebrali analoghe. Per conoscere sempre qualcosa di nuovo : 👉🏻www.thedifferentgroup.com Tagga un tuo amico ! 📚 cane risata uomo animali natura ambiente divulgazione curiosità different bedifferent: ANIMALI A causa del legame storico tra cani e esseri umani i cani si sono evolut per capire la risata umana thedifferentgroup.com Fonte: Current Biology UN’AMICIZIA PROFONDA Tra l’uomo e il cane vi è un legame indissolubile che dura da millenni, dato da una addomesticazione continua nel tempo. Questa non solo ha indotto i cani ad adattarsi alla vita con l’uomo, ma anche ad imparare a comprenderlo sempre meglio. Ma questo non è tutto, il legame tra e due razze è ben più profondo. Infatti, uno studio ha mostrato la possibilità di un’evoluzione parallela tra la razza umana e i cani, dimostrando che esistono aree vocali nei cani molto simili alle aree vocali temporali nell'uomo. Inoltre cani e umani stimolati vocalmente con gli stessi suoni, in modo tale da individuare le regioni corticali sensibili alla voce, hanno avuto risposte cerebrali analoghe. Per conoscere sempre qualcosa di nuovo : 👉🏻www.thedifferentgroup.com Tagga un tuo amico ! 📚 cane risata uomo animali natura ambiente divulgazione curiosità different bedifferent

UN’AMICIZIA PROFONDA Tra l’uomo e il cane vi è un legame indissolubile che dura da millenni, dato da una addomesticazione continua nel te...

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Che i vegani abbiano un estremo rispetto per gli animali è cosa nota, che alcuni di loro reputino la vita di qualsiasi essere vivente sacra come quella dell’uomo è risaputo (certo, cosa opinabile, ma pur sempre concepibile), Marco, un ragazzo di 29 anni di Benevento, disoccupato, laureato in scienze naturali e fanatico animalista, vegano e ambientalista, ha però raggiunto vette improponibili. Da 4 mesi vive con la testa infestata dai pidocchi, e non ha intenzione di risolvere questo problema. Il motivo? Per rimuoverli dovrebbe usare (come fanno tutte le persone normali) delle lozioni che ucciderebbero i piccoli insetti e le loro uova, e Marco considera questo gesto una barbarie.: Miti Da Sfatare Un animalista vive con migliaia di pidocchi tra i capelli perché non vuole ucciderli Fonte: llpatriota.it Che i vegani abbiano un estremo rispetto per gli animali è cosa nota, che alcuni di loro reputino la vita di qualsiasi essere vivente sacra come quella dell’uomo è risaputo (certo, cosa opinabile, ma pur sempre concepibile), Marco, un ragazzo di 29 anni di Benevento, disoccupato, laureato in scienze naturali e fanatico animalista, vegano e ambientalista, ha però raggiunto vette improponibili. Da 4 mesi vive con la testa infestata dai pidocchi, e non ha intenzione di risolvere questo problema. Il motivo? Per rimuoverli dovrebbe usare (come fanno tutte le persone normali) delle lozioni che ucciderebbero i piccoli insetti e le loro uova, e Marco considera questo gesto una barbarie.

Che i vegani abbiano un estremo rispetto per gli animali è cosa nota, che alcuni di loro reputino la vita di qualsiasi essere vivente sac...

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